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Servo per amore: Padre Ginepro Cocchi

“Santificare me per santificare gli altri: questa è la mia missione”. Questa frase è racchiusa nella lettera che un umile frate francescano inviò alla sorella, nei giorni vicini alla sua professione solenne: egli era Padre Ginepro Cocchi, un uomo pieno di fede, di valori umani, morali e cristiani.

Portò avanti la sua missione in terra straniera, nella lontana Cina, fra coloro che non credevano. Sempre col sorriso sulle labbra e gli occhi pieni di entusiasmo, negli anni in quella terra lontana dal Cristianesimo, non si fermò davanti alle difficoltà che incontrò: dovettero fermarlo. Un gruppo di Cinesi “Rossi”, una volta rapito, lo uccisero, trucidarono, martirizzarono.

Padre Ginepro Cocchi, al secolo Antonio Cocchi, nacque ad Artena il 14 Ottobre 1908, da Attilio Cocchi (detto ‘Mazzettone’) e Italia Cioccari.

Dopo aver vissuto i suoi primi dieci anni di vita nella casa paterna a Piazza Pollarola (vicino l’asilo san Marco), entrò a far parte dei “fratini”, nel Collegio del Convento Francescano “Santa Maria del Gesù” nella stessa Artena, mostrando da subito la sensibilità d’animo che lo ha contraddistinto nella vita e nell’attività di evangelizzazione.

Dopo il noviziato nel luogo sacro di Fontecolombo, ove emise la professione religiosa nel 1925 (qui gli venne dato il nome Ginepro, come il famoso frate dei fioretti, per il suo candore e la sua semplicità), e finiti gli studi liceali a Roma , entrò come interno nel “Collegio internazionale di S. Antonio”, ove ricevette una preparazione teologica e missionaria..

Il giorno 8 Dicembre 1929 nella Chiesa romana di S. Francesco a Ripa, Frà Ginepro Cocchi emetteva la professione solenne (consacrandosi definitivamente a Dio accettando i voti di ubbidienza, castità e povertà) con un anno di anticipo (a ventitré anziché ventiquattro anni), grazie alla dispensa papale accordatagli per aver raggiunto precocemente la maturità intellettuale e spirituale necessarie. Il Padre Generale, informatosi sui traguardi intellettuali raggiunti dal novizio, gli accordò anche il benestare a partire per la Cina, in missione.

L’estate dell’A.D. 1931 fu ricca di avvenimenti. Il giorno 26 Luglio 1931, Frà Ginepro ricevette l’ordinazione sacerdotale nella chiesa di S. Ignazio, a Roma. Il 2 Agosto (giorno del perdono) dello stesso anno celebrò la sua prima Messa nella Chiesa S. Maria di Gesù, nel paese natale, in una Chiesa gremita di fedeli.

Il 30 Settembre dello stesso anno dopo essersi recato a salutare i luoghi di Fontecolombo tanto cari al suo cuore ed aver visitato per la prima volta Assisi, la città natale del serafico San Francesco, parte per la Cina, insieme ad altri 33 missionari.

Arrivarono in Cina dopo due mesi di mare, precisamente a Tayanfù, capitale della regione cinese dello Shansi. In questa zona le missioni avevano avuto un passato tragico: dal XVII secolo al 1931 avevano subito il martirio circa quattromila Cristiani. Ma la missione riprese sotto la direzione del Vescovo di Tayanfù, Mons. Fiorentini, che potenziò l’opera di evangelizzazione anche attraverso la costruzione di seminari ed istituti scolastici aperti anche ai non cattolici. Questa era la situazione che si prospettò a Padre Ginepro appena toccata la terra cinese.

L’anticipo dell’Ordinazione sacerdotale di Padre Ginepro Cocchi prevedeva che, una volta in missione, egli continuasse a studiare la teologia. Trovò come maestro il caro vecchio Padre Elia Carosi, che lo aveva visto crescere nel Convento di Artena come fratino. Dopo soli cinque mesi di studio, impegnandosi giorno e notte nell’apprendere la materia, chiese di sostenere l’esame, che superò brillantemente. Così poté iniziare a studiare la lingua cinese.

Costituita da simboli e segni, la lingua cinese gli fu molto difficile da apprendere. Ma Padre Ginepro si sentiva ad un passo dal suo grande sogno missionario, e sacrificava il sonno ed il riposo per raggiungere il suo intento, che perseguiva fin da bambino: “Ho una gran voglia di convertire tutti questi cinesi!” scrisse in una lettera.

Superato l’esame per ascoltare le confessioni venne mandato a Kuohsien, poi a Ting-hsiang, sempre affiancato da altri missionari che conoscevano la lingua, a fare ‘praticantato’. In una lettera del 1932 si legge: “Ho iniziato a confessare con l’aiuto di un manuale ed ho recitato qualche discorsetto imparato a memoria”…ma poi confessa candidamente: “La prima volta non hanno capito nulla”.

Finalmente in una lettera del Marzo 1933 poté, dopo tanti sforzi, annunziare con gioia: “Con l’aiuto del Signore oggi ho potuto recitare un discorsetto nella Santa Messa, da me stesso preparato!”. Ora Padre Ginepro è un missionario completo.

Nel Luglio 1933 gli vennero affidati due distretti della Cina, Ting-hsiang e Wutai, il primo in una zona pianeggiante, il secondo sui monti. Sul dorso di una bicicletta, cantando per farsi compagnia, percorreva stradine dissestate per decine di chilometri al fine di raggiungere i fedeli, povere anime indigenti, sparsi per le montagne del territorio affidatogli. Annunziava loro il Vangelo, chiedeva di accompagnarlo da parenti ed amici pagani; si fermava a curare le ferite dei ragazzi e donava medicine agli adulti. Così cercava di fare breccia nei loro cuori.

Sui monti il freddo si faceva sentire parecchio, e non era raro vedere il Frate vestito con maglie, calzoni imbottiti, vestiti di pelle… scrive Padre Elia Carosi in una lettera “Si stenta a riconoscere se è più l’altezza o la larghezza”. Lo Wutai era un territorio molto difficile all’evangelizzazione, data la presenza di molti templi e dello Wu-shan, una delle cinque montagne sacre della Cina, dove convogliavano fedeli provenienti da tutta la nazione. Inoltre non era rara la presenza di sette religiose segrete, in particolare la “miè miè ciò”, che impediva la propagazione della fede cristiana..

Al Febbraio del 1934, Padre Ginepro Cocchi, con suo grande sforzo, aveva pronti per il Battesimo circa quattrocento catecumeni, seguiti da Catechisti da lui formati, e nuovi neofiti fatti apostoli delle fede. In pianura la situazione non era diversa.

A ridosso della fine del 1934 Padre Ginepro si ammala di tifo, vuoi per la mole di lavoro che svolgeva ogni giorno, vuoi per il mancato riposo, fu costretto a letto per ben tre mesi; il vescovo decise, date le sue precarie condizioni di salute, di affidare la zona pianeggiante ad un altro missionario e di lasciare a lui il lavoro sulle montagne sacre dello Wutai. Guarito, scrisse in una lettera “L’anno scorso su questi monti, spesso me la facevo con la bicicletta, ma mi è costato duro, così da quest’anno ho preso il somarello; si arriva più tardi, ma più sani, ed il bene che si ricava è lo stesso”.

A Luglio del 1935 il missionario raccolse buoni frutti in fatto di evangelizzazione: portò i catechisti da quattro a sedici, aprì una scuola maschile e femminile per pagani, per avvicinare i ragazzi alla nostra Religione e celebrò moltissimi battesimi.

Mentre nel resto della Cina gli attacchi dei Comunisti ai missionari erano all’ordine del giorno, nel territorio di Padre Ginepro si respirava un’aria abbastanza tranquilla, perché protetto dai Giapponesi, i quali avevano contrattato con il Governatore di quella provincia, contrario al governo di Nanchino. Così essi assumevano il protettorato della provincia e la difendevano dai comunisti.

Nel 1936 le truppe comuniste passano il confine dello Shansi, ma fortunatamente gli abitanti della regione riescono a respingere le truppe fuori dalla frontiera. Ma in tutta la regione, soprattutto nella capitale Tayanfu la tensione scuote gli animi.

Il Vescovo, visto il buon operato di Padre Ginepro Cocchi nello Wutai, decide di trasferirlo nel distretto di Kuohsien, il fiore all’occhiello di tutto il Vicariato, per le sue doti di missionario e pastore “zelante e coraggioso”, pronto a dare la vita per il suo gregge.

Il 4 Ottobre 1936, giorno di San Francesco d’Assisi, Padre Ginepro Cocchi si reca a Kuohsien. Scrive alla sorella: “Lo zelo della salute delle mie anime, la gloria di Dio consuma a morte tutte le mie energie. Fare dei pagani dei cristiani, fare dei cristiani superficiali dei veri cristiani, fare dei veri cristiani dei santi: ecco il mio lavoro, o meglio, la missione assegnata dal Signore ai suoi apostoli”.

Nel Luglio 1937 scoppia la guerra tra Cina e Giappone. Molti edifici furono distrutti e diversi civili uccisi. Fedeli e pagani cercavano riparo nella chiesa di Padre Ginepro, che intanto, aveva preparato un profondo sotterraneo per portare in salvo quante vite gli era possibile.

Il 6 e 7 Ottobre la chiesa fu bombardata mentre vi erano rifugiate un numero non esiguo di persone, ma non vi furono né morti né feriti. Il Frate passava il tempo a pregare che la guerra finisse e a far coraggio alla povera gente che, riunita accanto a lui, cercava protezione. I giapponesi, aperta una breccia, penetrarono nella città col favore delle tenebre, uccidendo molti soldati cinesi. Quelli che ebbero salva la vita scapparono verso lo Wutai. La mattina, dopo aver celebrato la messa, Padre Ginepro notò con gioia che in città si erano stabilite le truppe amiche nipponiche. I civili cinesi intanto continuavano a cercare protezione in chiesa e nella casa del missionario. Per questo le conversioni furono molte in quel periodo e lui riprese le sue missioni fino a poco prima di morire…

Fuori le mura della città c’erano i comunisti. Qualcuno aveva messo in giro la voce falsa e tendenziosa che i missionari cattolici facevano politica in favore dei Giapponesi.

Il giorno 6 Marzo 1939, Padre Ginepro Cocchi, durante un giro si missioni, si trova a Shang-Lien-Ti, a casa di una catechista battezzata da pochi mesi, la quale prima della conversione collaborava con i comunisti come segretaria. In quel giorno venne chiamata ben due volte dai comunisti per riprendere il suo lavoro, ma lei in entrambe si rifiutò, specificando che non poteva andare senza il benestare del missionario. Padre Ginepro era contrario a farla andare, e spiegò al soldato, portavoce, che lasciar partire una religiosa cristiana con un soldato non era possibile, anche in presenza del domestico di casa. Il soldato udita la risposta, non insistette e partì. Il Frate, allora, iniziò le preghiere insieme ai fedeli, le quali durarono per alcune ore.

Sul farsi della sera irruppero nella casa una trentina di cinesi armati, che, facendosi largo tra i fedeli con le armi, urlavano loro di non aver paura, perché volevano solo l’europeo, la catechista e il domestico. Si avventarono sui tre. Ricoprirono il sacerdote di ingiurie, lo sbeffeggiarono elo malmenarono. Gli chiesero la consegna delle armi, ma lui disse che non aveva armi, perché l’unica arma che possedeva era il Vangelo. Per questa risposta, gli furono tolti berretto e occhiali. Cercarono di legarlo, ma lui accettò di seguirli spontaneamente. Portarono via il Frate e la maestra. Appena fuori dal villaggio si sentirono quattro colpi d’arma da fuoco. Padre Ginepro era stato assassinato, con coltellate e vari spari, uno dei quali alle tempie, sul torrente. Il corpo giaceva supino, quasi denudato, immerso nel sangue. Fu trasportato a Tayanfù per l’istituzione della camera ardente e per il funerale. Le spoglie furono sepolte nel Cimitero della Missione Cattolica.

Le azioni buone ed amorevoli che Padre Ginepro Cocchi aveva avuto per la popolazione cinese dei distretti dei quali si era occupato, avevano fatto si che fosse molto amato. Per questo, credendo che fosse schierato con i giapponesi e temendo che questo provocasse la perdita del consenso del popolo, era divenuto un personaggio scomodo, da eliminare. Pur esponendo queste ragioni politiche, la causa principale dell’uccisione di Padre Ginepro Cocchi fu quella legata alla fede: l’odio verso il sacerdote Cattolico di coloro che predicavano il marxismo ateo e che vedevano nel sacerdote una minaccia per la perdita delle tradizioni cinesi.

A Kuohsien, vicino la Chiesa retta dal Frate artenese, i fedeli cinesi eressero un monumento in onore di quel Padre che tanto li aveva amati, protetti, supportati.

Ad oggi, tutta la diocesi di Tayanfù è cambiata: ove sorgevano i seminari, ora vi sono uffici ed alberghi, ove c’erano le scuole ora sono ospedali. Anche il Cimitero della Missione, dove riposavano le spoglie di Padre Ginepro Cocchi e degli altri missionari martirizzati nel ‘900 non esiste più. Al suo posto adesso sorgono palazzi e scorrono strade.

Padre Ginepro Cocchi è a oggi considerato dalle autorità ecclesiastiche “Servo di Dio”: è un titolo che la Chiesa Cattolica assegna post mortem a persone che ritiene si siano distinte per «santità di vita» o «eroicità delle virtù», e per le quali è stato avviato il processo canonico di beatificazione.

Il termine martire come testimone della fede indica i fedeli che hanno sacrificato la propria vita per testimoniare la religione cristiana, in un contesto sociale ostile, che furono messi a morte in odio alla fede cristiana dalle autorità, dai tribunali, o uccisi da persone private. Il “martire” è il “santo” per eccellenza nella concezione della Chiesa antica e solo in seguito altre categorie di santi si sono aggiunte ai martiri.

Amerai l’Eterno Tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue facoltà…” (Dal Vangelo di Matteo)… questo fu il comandamento che Padre Ginepro Cocchi seguì per tutta la sua vita: “Una vita per la Cina”.

Bibliografia

Una vita per la Cina: Padre Ginepro Cocchi, di Attilio Cadderi, ed. Frate Francescano, 1989

Artena, già Montefortino, di Attilio Cadderi, Centro studi Francescani del Lazio, 1973

Illustri di Artena, di Paolo di Re, ed. Artena, 1990

Sitografia:

www.wikipedia.it

www.newsaints.faithweb.com

www.santiebeati.it

  • Complimenti, davvero una bella ricerca!!!
    Spero che a breve si sappia di più sul suo conto ed esca la documentazione in possesso della Cina. Penso che noi tutti artenesi dobbiamo essere orgogliosi di una persona, anzi permettetemi SANTO, come Padre Ginepro Cocchi.

  • Complimenti per il sito.
    Allego un ‘invito ufficiale.
    Augusto Dolce

    COMUNE DI ARTENA
    (
    IL CONVENTO FRANCESCANO DI S. MARIA DEL GESU’ IN ARTENA IL CIRCOLO CULTURALE PADRE GINEPRO COCCHI
    ASSOCIAZIONE PRO-LOCO ARTENA
    CONFRATERNITE DI ARTENA ASSOCIAZIONI E COMITATI DI ARTENA
    PARROCCHIE DI ARTENA

    CELEBRAZIONI PER LA RICORRENZA DEL CENTENARIO DELLA NASCITA DI
    PADRE GINEPRO COCCHI
    ARTENA 2008 -2009

    CORTEI-FIACCOLATA PER IL GIORNO 14-10-2008
    CELEBRAZIONE SANTA MESSA
    IN PIAZZA PADRE GINEPRO COCCHI – ARTENA

    Cari concittadini, in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita di Padre Ginepro Cocchi,unitamente,vi invitiamo a partecipare alle manifestazioni in oggetto.

    Programma:
    Martedì 14-10-2008
    Ore 19,30 Partenza corteo con fiaccole dalla Chiesa di Santa Maria del Gesù
    percorso lungo via del Convento,via Filippo Prosperi ( via Nuova),Piazza Unione.
    Ore 20,00 Partenza corteo con fiaccole dalla via adiacente al parco della Villa Borghese
    percorso lungo via Cardinale Scipione Borghese,via S.Serangeli,Piazza G.Galilei
    (P.zza del mercato),Largo C. Colombo,Piazza Unione.
    Ore 19,30 Partenza corteo con fiaccole dalla Chiesa di Santa Croce, attraversamento centro
    storico,via Garibaldi (Borgo),Piazza Unione.
    Ore 20,30 Congiunzione cortei in Piazza Padre Ginepro Cocchi.
    Ore 20,45 Santa Messa in Piazza Padre Ginepro Cocchi.

    IL CONVENTO FRANCESCANO DI S. MARIA DEL GESU’ IN ARTENA IL CIRCOLO CULTURALE PADRE GINEPRO COCCHI
    ASSOCIAZIONE PRO-LOCO ARTENA
    CONFRATERNITE DI ARTENA ASSOCIAZIONI E COMITATI DI ARTENA
    PARROCCHIE DI ARTENA

  • @Augusto dolce: grazie per il comunicato e benvenuto sul sito

  • daddas

    Oggi, 14 Ottobre 2008, festeggiamo il centenario della nascita del nostro fratello Padre Ginepro Cocchi.

    Invito tutti i lettori di questo sito a partecipare attivamente alla fiaccolata di stasera (nel prezioso commento di Augusto Dolce troverete il programma).

    Grazie mille e un caro saluto!

  • Gloria

    Davvero complimentissimi … una ricerca davvero perfetta direi … congratulazioni è da tanto che non ne leggevo una cosi bella e dettagliata .. Davvero BRAVA !!! …

  • Pingback: Celebrazione in onore del centenario della nascita di Padre Ginepro Cocchi « artena’s weblog()

  • Marcello Fiorentino

    E’ possibile avere materiale storico approfondito? Sto scrivendo una sceneggiatura cinematografica ambientata nello Shanxi negli anni 37-39 e dove il Padre Ginepro è uno dei personaggi.

  • Marcello Fiorentino

    Potete inviare il materiale a marcello.fiorentino@alice.it

  • ciao Marcello, i dati sono in possesso del convento di Artena, non possono lasciare la biblioteca, devi venire a trovarci

  • Marcello Fiorentino

    Speravo si potessero fare copie o foto delle pagine ed inviarle. In effetti scrivo sceneggiature per passione e non per mestiere. Sono un farmacista ed abito a pochi chilometri dalla Svizzera (Fra Como e Milano). Sarebbe troppo impegnativo. Peccato!! Il convento di Artena ho visto essere molto bello. Grazie comunque. Marcello.