La Legge Della Discordia
ARTENA – Da due settimane, o forse più, assistiamo a numerose manifestazioni in tutto il Paese.
A scatenare la protesta studentesca è la legge 133/08 e per essere più precisi 5 dei suoi articoli riferiti direttamente all’università pubblica e alla ricerca (quindi non il decreto Gelmini).
Riteniamo giusto parlarne in questo sito poiché, se pur l’argomento non riguarda strettamente le problematiche artenesi, è comunque di estrema importanza e ci tocca da vicino essendo quasi tutti studenti o genitori che presumibilmente vorranno poter mandare i loro figli a studiare nelle università pubbliche.
Ci sentiamo di dire che in questa legge i veri protagonisti siano i tagli. All’ Art 66 comma 13 si stabilisce una riduzione per il Fondo per il Finanziamento Ordinario (FFO) pari a 1441.5 milioni di euro nell’arco di cinque anni. La“possibilità” di trasformarsi in fondazioni di diritto privato (Art 16 comma 1) diventerà di fatto un “obbligo” per molti atenei, costretti a questa scelta per sopperire la mancanza di fondi pubblici. Di conseguenza aumenteranno le rette universitarie a scapito, come sempre, degli studenti e delle loro famiglie.
La ricerca non sarà più libera ma assoggettata alle logiche del mercato e del profitto. Il rischio è che i nuovi investimenti privati confluiranno tutti nei settori di maggior interesse per le imprese, quali le facoltà di ingegneria, fisica, farmacia, ecc. mentre le facoltà di indirizzo umanistico, non essendo necessarie allo sviluppo economico, saranno lasciate all’angolo e destinate a diventare università di serie B. Ci sia di monito l’insegnamento Popperiano: ”chi detiene tutti i mezzi decide tutti i fini”
L’Art. 66, il turn over è il punto di discussione più caldo. Esso è composto di 14 commi di cui soltanto gli ultimi due (comma 13 e 14) riguardano l’università. Questi stabiliscono che per il triennio 2009-2011 le assunzioni e la stabilizzazione del personale a tempo indeterminato non deve superare il 20% delle unità cessate l’anno precedente, vale a dire che ogni 5 pensionamenti è possibile una sola assunzione.
Adesso se è vero che in Italia c’è il problema dei così chiamati “baroni”, del loro potere, del clientelismo, dovuto a molti anni di politiche sbagliate sia di centro destra che di centro sinistra, è anche vero che i ricercatori precari vedono allontanarsi di molti anni la prospettiva di un contratto decente e che per molti giovani laureati sarà ancora più difficile intraprendere la carriera accademica.
Tagli al FFO, al personale docente e conversione delle università pubbliche in fondazioni di diritto privato. Questi i motivi principali della protesta partita da tutti gli studenti universitari. Protesta che se non ci fosse stata forse non staremo neanche qui a parlare di questa legge e di come stanno cambiando le sorti dei nostri atenei. Quindi condivisibili o no i metodi della mobilitazione, noi giovani stiamo finalmente prendendo coscienza di ciò che ci succede in torno, non stiamo subendo le scelte che altri fanno per noi, ma rivendichiamo il nostro diritto di essere ascoltati.
L’onda dei giovani che ha invaso le strade e le piazze in questi giorni ha la forza generatrice dei grandi eventi che hanno cambiato il volto e i costumi della nostra società. É forse per questo motivo che si tende e si tenta di inquadrarla in schemi vecchi, costruiti su barriere, logiche di partito bandiere e clichè che non ci appartengono più.
Questo movimento affonda le sue radici del suo risentimento in anni di mala gestione della pubblica istruzione. I governi che si sono alternati hanno vessato le casse delle nostre scuole e università per coprire i buchi lasciati nell’economia a causa dell’incapacità o congiunture sfavorevoli. Vedi ad esempio gli interventi in finanziaria che sottraggono fondi all’università per colmare il vuoto lasciato dalla soppressione dell’ici, cavallo di battaglia di questa amministrazione. Seguendo questo iter nel tempo, si andavano a risolvere problematiche di immediata urgenza, tralasciando però gli interessi di lungo termine di una generazione che aveva bisogno di fiducia e investimenti con i quali crescere, formarsi e competere con i coetanei di tutto il mondo… come impone la globalizzazione.
Da “Porta a Porta a Matrix passando per Floris e Anno Zero, le tribune politiche sono animate politici sbiaditi. Alcuni tentano di cavalcare “l’onda “sperando in un aumento dei consensi che li possa riportare in parlamento. Altri tentano un improbabile similitudine con movimenti del passato accennando ad accuse di violenza e strumentalizzazione , per poter screditare la forza delle piazze. Ma fuori, nelle strade si manifesta tutti insieme. Con la certezza che un futuro migliore sia possibile solo se si investe nel sapere, nella ricerca e quindi nell’istruzione.
Art 16facoltà di trasformazione in fondazione delle universitàArt 17 progetti di ricerca di eccellenza
Art 64 disposizioni in materia di organizzazione scolastica
Art 66 turn over
Art 69 differimento di dodici mesi degli automatismi stipendiati
http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm
Inés y Elhombrito










Complimenti per l’articolo. Ormai il nostro paese sembra avviarsi al collasso, dico sembra perchè ormai la disinformazione è diventata primaria nelle TV e un pò meno mei giornali, ma come sempre se non fosse per qualche politico ribelle o studioso in materia noi non sapremmo assolutamente niente.
Il clientelismo sfrenato e le cattive dirigenze passate hanno fatto sì che masse di persone si insediassero nei famosi posti statali, chi per lavorare e chi per sfuggire da esso. La parola TAGLI è brutta, dato che significa amputare, negare un qualcosa. Rimane il fatto che per forza di cose vada fatto e allungare le procedure può fare più male che bene. Questo non vuol dire che sono favorevole su tutti i punti esplicati dalla legge, dato che sono studente e un giorno vorrei lvorare, se possibile. La cosa che mi irrita riguarda il taglio dei fondi all’università, dato che essa è un ramo corposo dell’istruzione italiana e va salvaguardata, ma è vero anche il fatto che troppi studenti affollano le facoltà per anni, incuranti del perchè stiano li. Inoltre le modifiche che verranno apportate ai Ricercatori penalizza si la ricerca. ma da un lato taglia fuori molti di essi che da questo ricercare prendono solo lo stipendio.
Non mi sento in grado di giudicare nessuno, ma sono convinto che troppa gente rallenta il processo evolutivo di un settore, specialmente quando non tutti adempiono i loro doveri. La scelta del Turnover la trovo giustissima, non perchè va bene per la Champions League ma bensì poco a poco fa diminuire l’affollamento, sia chiaro non sono felice, dato che ciò implica meno posti di lavoro, comunque bisogna farlo.
Per quanto riguarda i centri di eccellenza sono titubante in quanto l’università cesserebbe forse di essere democratica e accessibile solo ai pochi fortunati, ma non nego che togliere alcune facoltà con i loro corsi deserti sia una buona idea, capace di limitare lo sperpero inutile di risorse e di professori.
Io non sono stato a manifestare per il semplice motivo di non concordare con tutti i punti della protesta e soprattutto perchè è stata troppo strumentalizzata, confondendo le persone, che in gran parte non sapevano nemmeno perchè cosa erano lì. Ripeto, il tutto sempre per la disinformazione sulla quale, è inutile dirlo, ci giocano soprattutto i politici.
Con questo commento non vado a schierarmi con nessuno, ma a mettermi nel mezzo, ossia in quella fascia che non loda e non denigra la riforma, ma che semplicemente chiedeva e chiede più tempo e più dialogo.
Io aggiungerei una riflessione: oggi, mentre versavo i miei 370 € di prima rata della tassa di iscirizone alla Sapienza, ho riflettuto sull’istituto bancario che stava accettando il pagamento, la Banca Unicredit. E da lì ho pensato: le banche sono istituzioni private e sono state aiutate, Alitalia è praticamente privata, ed è stata aiutata. L’università italiana è pubblica, e riceve i tagli… Boh! Non è così che dovrebbe andare il mondo.
In questi giorni sta girando via email un brano tratto da un libro di Piero Calamandrei, Scuola Democratica, del 1950. Invito a leggerlo, perchè fa riflettere:
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“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.
Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”
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Bella l’idea, un po meno la realizzazione.
Nell’ articolo si cita una rivolta studentesca senza colori politici, ma poi l’autore stesso cita solo alcune parti della legge e trascura aspetti fondamentali.
L’articolo nel complesso è molto interessante e fa riflettere anche chi come me e cherno non è del tutto contrario alla riforma.
Volevo aggiungere alcuni spunti di riflessione senza dare giudizi o screditare nessuno ma cercando di porre l’attenzione sui punti lasciati in ombra finora.
Tagli: Una parola bruttissima, se la vedessimo dal lato di uno dei dipendenti delle tante aziende italiane che ha perso il lavoro causa la crisi che sta rivoluzionando il nostro paese (e non solo)? Nel suo caso non si parla di tagli… Non sto parlando di alitalia ma di piccole realtà che cominciano a soffrire la contrazione dei consumi.
Perchè allora dobbiamo accettare che i dipendenti statali abbiano il posto sicuro anche se non hanno voglia di lavorare? Perchè nel nostro paese ci devono essere scuole dove vanno solo 6 o 7 bambini quando a meno di 4 km c’è un’altra scuola (all’interno dello stesso comune) che potrebbe assorbire loro e il personale che vi lavora offrendo un servizio migliore? Perchè dovremmo aver paura di vedere che i fondi vadano nelle facoltà che offrono servizi alle imprese? Probabilmente se questo accade ci sarà poi una maggiore opportunità di lavoro in quei campi.
C’è da notare poi che il discorso dei baroni dell’università non ha nulla a che fare con il numero di ricercatori che troveranno un “contratto decente”. Non vedo il nesso tra numero di ricercatori che entrano e la diminuzione di potere dei docenti affermati.
Infine volevo porre l’attenzione su un tema trascurato dai più ma che offre un ulteriore punto di vista sul discorso in questione: perchè ogni volta che si fa la riforma dell’istruzione sembra che tutto vada peggio e poi passati i primi 20 giorni dall’attuazione tutto sembra essere diventato “Normale”. Forse perchè ,come spesso accade, le cose sono presentate dalla “fazione” opposta a quella che la propone e quindi vengono dipinte in maniera volutamente distorta o perchè sul tema istruzione nessuno ha mai voluto fare qualcosa di serio e quindi ci siamo sempre accontentati? Chi frequentava l’università ai tempi della precedente riforma provi a dare una risposta anche agli altri…
Ciao jakal, non so chi frequentava l’università ai tempi della riforma precedente cosa ne pensava ma so che la legge 133/08 non è la riforma universitaria dato che quella la deve fare il ministro Gelmini ed è stata rimandata perchè si sta cercando di trovare un accordo tra le parti.Quindi aspettiamo a parlare di riforma dell’istruzione.
grazie per l’intervento
Chiarimenti ad Andrea su un commento di un altro articolo:
“Spero che la migliore allocazione di risorse finanziarie decisa dal Governo con l’ultima legge che è stata votata la scorsa settimana dia la possibilità ai nostri migliori elementi di sfruttare al massimo le potenzialità dei mezzi di ricerca che abbiamo in Italia”
Potresti spiegarmi, tu o altri lettori, in che senso si ha una migliore allocazione delle risorse?
leggendo la legge, trovo utile e intelligente l’articolo 15 (costo del libri scolastici), non ho ben capito la trasformazione delle Università in Fondazioni e poi ci sono tanti altri argomenti come la carta d’identità che dura 10 anni.
grazie a tutti
Ho letto sul giornale di oggi che sono stati ridotti i tagli e il blocco del turnover!!!
Quindi la protesta ha ottenuto qualche risultato!!!
Penso sia un messaggio chiaro per tutti noi, di qualsiasi parte politica, dobbiamo smetterla di pensare che non ci sia nulla da fare, se ci diamo da fare le cose possono cambiare, anche ad Artena!!!
Rispondo al commento n. 21 dell’articolo “notizie dalla piazza”, giustamente gli amministratori fanno notare che qui più propriamente si parla della legge.
Io continuo a non capire come sia possibile che si contesti le proteste motivando con il fatto che anche il governo Prodi aveva tagliato.
Se tagli ingiusti ci sono si deve protestare chiunque sia a tagliare, sempre se si è studenti pubblici.
Per gli studenti delle università private (che probabilmente sono liberisti) i tagli sono senz’altro positivi e loro, giustamente, vorrebbero che fossero più significativi.
Più si taglia la scuola pubblica e meno tasse si pagano!!! del resto abbiamo un governo di destra liberista, non dimentichiamolo
caro guido
io frequento una università privata e liberale, la luiss guido carli di roma. Qesto però non mi impedisce dei manifestare contro una politica che ritemgo ingiusta e controproducente. Aldilà di chi sia ad effettuare i tagli(pur se con proporzioni diverse) il problema non è solo dell’università. Tagliando i fondi alla ricerca, si disegna un futuro incerto per il paese. Un mondo del lavoro che sarà sempre meno amplio e adeguato. Lo stesso mondo nel quale confluiranno studenti della sapienza, della luiss , della bocconi o di qualunque altra università. E ti spiego perchè.
il nostro paese risulta sempre meno attraente per quel tipo di aziende labur intensive, ovvero le aziende che necessitano di grandi quantità di forza lavoro. questo perchè il costo del lavoro in Italia è cresciuto esponenzialmente. Questo processo è tipico di paesi ad uno stato avanzato e maturo di industrializzazione e sviluppo. Guardando chi prima di noi ha raggiunto questo stadio, si può capire qual’è la strada da perseguire.Il nostro paese deve orientarsi verso un economia capital intensive, magari con l’aiuto di ide(inveswtimenti diretti esteri). Dovremmo inseguire l’avanguardia in campi quali la robotica, l’informatica, la medicina ed altre materie che necessitano di un elevata dotazione di tecnologia. Mi spiegate come sarà possibile raggiungere questo obiettivo? Trasformando le università pubbliche in fondazioni?
così magari la sapienza di trasformerà nella fondazione menarini. Magari non si formeranno più degli ottimi chirurghi, ma si produrranno tonnellate e tonnellate di fastum gel(naturalmente è un esempio campato per aria)
Caro elhombrito, il tuo discorso è chiarissimo e da me condiviso.
Ma che aria tira nella tua università? le lezioni proseguono normalmente? gli altri studenti scioperano e manifestano?
Sono preoccupati dei tagli ai colleghi delle scuole pubbliche?
Un considerazione sugli investimenti esteri, ma tu pensi che uno straniero abbia interesse ad investire in un paese con la nostra burocrazia e in cui i processi civili durano decenni?
io non capisco come ancora, a questa altezza cronologica, possa non essere chiara l’intenzione del governo riguardo alla sorte dell’università italiana.
io non capisco perchè, per colpire i cosidetti baroni, le tasse universitarie devono aumentare a chi ha la voglia, la passione e l’amore per lo studio, a chi fa dei grossi sacrifici su tutti i piani, a chi non chiede niente di anomalo ad uno stato che dovrebbe facilitare lo scorrimento della vita di un cittadino e non appesantirla.
il discorso di “ripulire” l’università penso sia condiviso da tutti.
un pò meno condiviso è tutto l’aspetto della 133 che smembra l’università.
che amarezza.
Mi sembra interessante questo articolo sul decreto:
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000758.html
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