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La fase di transito: Le maschere della politica

arlecchino

Siamo in una profonda fase di transito. Sono giorni, mesi, che tento di dare una forma a questo strano momento storico politico della nostra città ed in queste parole sole mi sembra di cogliere il riflesso di una verità che, aimè, continua a sfuggirmi di mano non appena la sfioro.
Oggi tutte la parole spese, alcune ben investite altre buttate al vento, hanno trovato una loro collocazione nella logica stringente delle liste elettorali. Oggi nomi e cognomi hanno decretato con tratto deciso i margini, le linee di confine di ogni lista. Nel carattere di ogni candidato, nella sua formazione, cultura e preparazione professionale si addensano le parole melliflue di ogni candidato sindaco in campagna elettorale. In un piccolo paese ogni nome ha una storia ben precisa che corre sulle tavole apparecchiate alla sera e viene distorta, migliorata o distrutta con protervia dai professionisti del divano impegnato, una sorta di mondo dove tutto è verità ed ogni chiacchiera assume la forza delle certezze al servizio di chi desidera avere il suo momento di insindacabile perizia nelle cose della politica nostrana. E’ un desiderio, questo, che tocca ognuno di noi e ognuno di noi non riesce ad esimersi dallo scoccare un giudizio con colpi di lingua simili a fruste.
Il gioco della politica ha le sue regole e chi si espone accetta di venir giudicato. Ed io, ancora una volta dalla parte del giudizio, non rinuncio a questo mio privilegio.
Non sono ancora pronto per parlare delle singole liste, ho bisogno di elaborare la situazione e metabolizzare i nomi e le storie per evitare di dare giudizi affrettati sui candidati.
Vorrei però disegnare tre o quattro profili che mi sembra possano andar bene per descrivere , come in un infinito carnevale, alcuni vizi comuni a tutte le liste. Vorrei parlare di quelle maschere che di volta in volta vengono vestite da persone diverse che però finiscono per interpretare lo stesso personaggio ad ogni tornata elettorale.

Il contradarolo: Il contradarolo non ha capacità specifiche. Non emerge per iniziativa o conoscenza. Non si è mai messo in luce particolarmente per partecipazione o iniziativa. Questo personaggio ha un grande vantaggio ancestrale. Espressione di una logica politica di provenienza tribale il contradarolo fonda le basi del suo consenso nella stretta correlazione che lo lega in linea di sangue agli abitanti della sua contrada, ma non solo. Spesso ci sono strette correlazioni economico/sociali che costruiscono questa figura. In questo nucleo familiare allargato viene investito uno dei componenti per rappresentare tutta l’organizzazione/famiglia che lo sostiene e che si aspetta da lui/lei la salvaguardia dei propri interessi.Che si parli di interessi economici personali o sociali e quindi collettivi, il contradarolo ottiene mandato di rappresentanza per la credibilità sua o della sua famiglia. Quando questo ruolo viene interpretato bene la maschera può essere vestita dalla stessa persona per molto, molto tempo.

L’imprenditore: ormai l’imprenditore sta alla politica come arlecchino al carnevale. L’uno è espressione dell’altro. L’imprenditore ha dalla sua la sudditanza psicologica di alcuni tra i suoi sottoposti. Riesce a mietere bene anche tra quelli che a lui sono legati o che propriamente ne dipendono da rapporti di lavoro. L’imprenditore ha poco tempo da dedicare alla politica e quel poco tempo tenta di ottimizzarlo.L’imprenditore partecipa alla politica per tre ragioni:
La prima è un interesse reale al controllo diretto del potere per interessi meramente personali.
La seconda è il desiderio di qualcosa che vada oltre la ricchezza e la capacità di consumo, sto parlando della gloria. Quel gusto dolce di essere riuscito a far bene in tutto. Quella speranza di essere ricordato nei secoli a venire. L’ego dell’imprenditore è più affamato degli altri perchè è costantemente in competizione con ciò che sa di non poter essere, costantemente bramoso di ciò che sa di non poter comprare.
La terza è la passione legata ad un profondo intento filantropico di contribuire alla crescita della propria città. Questa razza di imprenditori è molto marginale ma non del tutto impossibile da trovare.

Il giovane: Del giovane proprio non si può più fare a meno. Per lo più creatore di hashtag a profusione e curatore di social network, il nuovo che avanza viene introdotto alla politica dagli anziani. Il più delle volte ritiene di essere a conoscienza delle strategie del suo gruppo ma nella realtà dei fatti capisce solo marginalmente cosa gli accade intorno. Questa sua scarsa comprensione è fondamentale per fare di lui un arma infallibile da campagna elettorale negli anni dello splendore Renziano. Dopo la campagna elettorale, se riesce ad approdare al consiglio comunale, viene relegato in un angolo a giocare con i pulsanti del microfono mentre i grandi fanno la politica.

Il distratto: Il distratto è quello che finisce nelle liste quasi per sbaglio. Magari perchè quando si contavano i candidati lui ha alzato la mano pensando di essere ad un asta giudiziaria, oppure ha firmato il foglio per la candidatura pensando di contribuire alla cancellazione per la legge Fini-Giovanardi. Di fatto il distratto non chiarisce mai perchè il suo nome è andato sulla lista, e difficilmente darà prova di sè e delle sue capacità.
Il distratto ha un cognome inusuale per le logiche di paese.Il distratto non lo conosce quasi nessuno se non i carabinieri che lo controllano per la storia della legge Fini Giovanardi.
Occupa solo un posto nella lista e spera di godere di buona salute almeno il giorno delle elezioni, così da potersi almeno votare da solo.

Il professionista: Il cecchino della politica. Non sbaglia un colpo ed ha i suoi voti stretti nella mano. Li ha contati in anni di durissime campagne elettorali e ne ha disposto a suo piacimento. Sposta voti e preferenze come se fossero roba sua. E’ la figura più odiata da tutti ma tutti ne vorrebbero uno. Personaggio trasversale che danza alle feste di contrada e siede ai tavoli dei gruppi di pressione. Pranza al centro anziani e cena coi boyscout. Al mattino ragiona coi sindacati e alla sera compiace gli imprenditori. E’ animalista ma va a caccia, è ambientalista ma sotiene gli inceneritori. E cristiano ma tradisce la moglie con la compagna del suo compare.E’ tutto ed il contrario di tutto ma, alla fine, saprà convincere i suoi interlocutori che tutto ha un senso, che tutto è giusto, che di lui ce n’è un gran bisogno. E in effetti è lui che ogni volta, geometria su geometria, porta a casa il risultato.